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Oltre alla professionalità mettete il cuore (RESPONSABILE DI SELEZIONE)
Due donne, giovani e motivate: una meno esperta e consapevole dei propri limiti, l’altra competente, professionale e impostata. Una selezione per un ruolo di responsabile della selezione in una grande azienda di produzione. Un finale un po’ inaspettato, che conferma come spesso il comune concetto di professionalità vada rivisto in senso più “umano”
Ipertecnici, super-professionisti, teorici dell’eccellenza e della professionalità a tutti i costi, cercate di non esagerare. Che la competenza tecnica sia fondamentale per essere assunti dalle aziende nessuno potrebbe negarlo, ma sottovalutare gli aspetti più personali, umani e psicologici del lavoro può rivelarsi un errore strategico. Lo dimostra una selezione condotta per conto di un’azienda produttrice di pezzi di componentistica elettronica e per elettrodomestici dal co-fondatore della società Tree of Minds Human Resources direction & development, Gianmarco Pinto, psicologo del lavoro e delle organizzazioni. L’azienda è di grandi dimensioni, con alcune migliaia di dipendenti, la sede centrale in Veneto e stabilimenti in Romania, Slovenia, Brasile e Cina.
LA RICERCA
La società ricercava una persona da inserire nell’Ufficio Risorse Umane in qualità di responsabile della selezione, alle dirette dipendenze dell’HR Manager. Per questa mansione – estremamente importante – si cercava una persona con spiccate capacità tecniche in ambito selezione, laurea in psicologia o psicologia del lavoro, buona esperienza maturata in azienda oppure in agenzie del lavoro, età 25-35 anni, conoscenza dell’inglese e dei principali pacchetti informatici. Tante caratteristiche per un solo candidato rendevano la ricerca effettivamente difficile; pertanto si è deciso di concentrare le ricerche solo sulle candidature spontanee arrivate all’azienda negli ultimi 5 anni, senza pubblicare alcun annuncio. “Su questo punto è bene soffermarsi un attimo – spiega il selettore – perché generalmente si tende a sottovalutare la potenzialità della candidatura spontanea. Invece le aziende valutano con molto interesse coloro che inviano il curriculum senza lo stimolo diretto di una ricerca in corso. E’ un comportamento che denota un concreto interesse per l’azienda in sé, e fa capire all’azienda stessa che la persona ha o ritiene di avere caratteristiche in linea con le sue necessità”.
Delle 50 candidature potenzialmente in linea con la ricerca ne sono state selezionate due, che si sono contese l’inserimento in azienda. Questo dopo un iter di selezione articolato in tre step: colloquio tecnico, colloquio psico-attitudinale e incontro tecnico-personologico con il referente aziendale e i colleghi più stretti.
“Quest’ultimo passaggio era ritenuto molto importante dall’azienda, perché mirava a verificare se ci fosse feeling tra il candidato e i futuri colleghi”.
CANDIDATA A
Al termine dell’iter di selezione sono rimaste “in gara” due giovani donne: la più giovane – che chiameremo Candidata A – ha mostrato subito una buona conoscenza tecnica ma una scarsa esperienza; un punto, quest’ultimo, su cui si può dire che non fosse in linea con quanto richiesto dall’azienda. “Tuttavia è stata apprezzata molto sin da subito” precisa il selettore “per la sua capacità di attingere dalla sua pur scarsa esperienza quel che poteva essere utile nella situazione attuale”. Anche il suo atteggiamento, che al primo colloquio era apparso così timido, ha rivelato successivamente un buon rapporto con se stessa e la capacità di rendersi conto dei propri limiti e di accettarli. “Quel che mi ha colpito – precisa ancora Pinto – è stato l’atteggiamento sereno della candidata, che anziché cercare di nascondere alcuni piccoli punti deboli – come la stessa timidezza – li sapeva analizzare con naturalezza e senza particolare disagio, ma con consapevolezza e senza svalutazione”. L’incontro conoscitivo con i referenti aziendali ha confermato la prima impressione: da un lato buone capacità di analisi e di lavoro e dall’altro grande modestia e schiettezza. Quando le è stato chiesto il motivo per cui aveva inviato il cv ha risposto senza esitazione di essere insoddisfatta della sua attuale posizione lavorativa, senza usare mezzi termini o addurre motivazioni diverse.
CANDIDATA B
La candidata B, 32 anni, aveva invece una solida esperienza professionale, molto strutturata e variegata, perfettamente in linea con i requisiti ricercati. Al colloquio il suo atteggiamento era molto professionale; “anzi, oso dire – precisa il selettore – che la candidata ha messo sempre in primo piano la propria professionalità: nell’abbigliamento, nel modo di esprimersi, in quel che raccontava di sé. Mi ha convinto così tanto che al termine del primo colloquio ero convinto di avere trovato la persona giusta”.
Al colloquio personologico questa dimensione è uscita ancora in modo molto forte. “La candidata è apparsa motivatissima, molto ambiziosa e preparata, e anche quando la sollecitavo a spostare l’attenzione sul piano più personale ha sempre cercato di mantenersi nei ranghi della professionalità” spiega Pinto. “Fin troppo. Tanto da sembrare così concentrata sulla propria immagine da non raccogliere le mie sollecitazioni”. All’ultimo colloquio è arrivata molto carica, così carica e preparata da non convincere il referente aziendale, che in realtà era più interessato a valutarla dal punto di vista caratteriale. Il suo disinteresse per le proprie caratteristiche personali lo ha colpito, ma non positivamente. Come se stesse recitando una parte oppure se effettivamente non assegnasse alcuna importanza al futuro ambiente di lavoro.
LA SCELTA
E’ abbastanza intuitivo quale delle due candidate abbia passato la selezione. A fronte di una minore esperienza e preparazione professionale, la candidata A è però piaciuta di più per due aspetti: la capacità di utilizzare le sue esperienze e conoscenze e applicarle a un diverso contesto di lavoro, e dall’altra parte le caratteristiche personali che ne fanno una persona umile e consapevole di sé, ma anche perfettamente in grado di analizzare i propri punti di forza e di intervenire su quelli di debolezza. “Oltretutto – spiega Pinto – ha dato la garanzia che avrebbe saputo integrarsi nel nuovo ambiente di lavoro senza creare traumi o attriti con i colleghi, che era quello che l’azienda voleva. Le conoscenze tecniche si possono sempre imparare; queste capacità un po’ meno”.
La candidata B invece ha fatto un grosso errore strategico tentando di nascondere la propria personalità dietro all’esperienza e alla professionalità. “Le aziende – specie le più strutturate – giudicano anche in base alle caratteristiche personali. Il selettore poi ha bisogno di capire chi ha davanti, che tipo di persona è quella che proporrà all’azienda cliente anche dal punto di vista umano”.
“Gli specialisti – prosegue il selettore - a volte rischiano di essere tecnocratici, nel senso che hanno un concetto di tecnica che soverchia tutto il resto, in base al principio che “non importa chi sono, ma le cose che so fare, e che so fare bene”. Chi ragiona così ignora quanto invece sia determinante la cosiddetta “intelligenza emotiva”, che consente di capire che cosa sia davvero importante per integrarsi positivamente in un certo ambiente”. Oltretutto le aziende più strutturate tendono a considerare le competenze personali al pari degli altri strumenti tecnici, anche se non lo dichiarano quasi mai negli annunci di recruiting. “Quindi il consiglio che mi sento di dare – conclude Pinto - è questo: imparate ad ascoltare. Se lo farete, saprete capire anche cosa l’azienda sta veramente cercando, e magari vi accorgerete che non è solo l’eccellenza tecnica”.
DECALOGO DEL BUON COLLOQUIO
A cura di Gianmarco Pinto, selezionatore della società Tree of Minds
1) Personalità: saper vendere se stessi e presentare tutte le proprie caratteristiche personali in una luce positiva
2) Positività: mai autocommiserarsi in nessuna circostanza (i selezionatori odiano i lamentosi)
3) Sincerità: è inutile descriversi o mostrarsi come non si è in realtà
4) Professionalità: saper vendere le proprie competenze al di fuori del contesto dove sono state sviluppate
5) Onestà: è inutile vendere competenze che non si hanno
6) Ascolto: un buon comunicatore è un buon ascoltatore e sa cogliere i messaggi che il selezionatore manda: permettono di capire cosa l’azienda si aspetta da noi e quali carte possiamo giocare
7) Flessibilità: essere capaci di cogliere e adattarsi al contesto. Ogni azienda e ogni selezionatore hanno le loro caratteristiche, non esistono colloqui uguali ad altri.
8) Preparazione si, ma...: va bene informarsi sull’azienda, ma mai prefigurarsi rigidamente come affrontare il colloquio; meglio essere liberi e pronti a qualsiasi evenienza
9) Motivazione, non ansia: anche se ci teniamo a quella posizione meglio non esagerare, troppe aspettative o troppe emozioni possono far commettere errori madornali
10) Mai demordere: una selezione non ci dice quanto valiamo come persone o come lavoratori; se è andata male semplicemente forse non eravamo adatti a quella posizione o azienda secondo l’opinione di un selezionatore. Mai scoraggiarsi, sempre fare tesoro dell’esperienza. Sicuramente da qualche altra parte c’è qualche azienda che sta aspettando proprio noi.
Data: 18-02-2011


