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Il coraggio di essere unici (AGENTE)
A differenza del curriculum, il colloquio di lavoro fornisce al selezionatore un’immagine globale della persona. Tutto concorre a formare l’opinione del selezionatore riguardo al candidato che si trova di fronte, quindi tutto è importante. Soprattutto se la ricerca riguarda agenti e venditori. Nella vendita è più che mai necessario abbandonare schemi e teorie e affidarsi alla propria elasticità e creatività: caratteristiche che il colloquio serve a valutare
Per le aziende presenti a livello nazionale con diverse sedi e un’articolata struttura interna la lettura dei curricula rappresenta il primo step dell’iter di selezione ed è perciò importantissima: è quella, in poche parole, che orienta la decisione dei selezionatori e li spinge a fissare un colloquio conoscitivo con i candidati. Nell’ambito della vendita, però, è il colloquio a fare la differenza. Un agente di vendita deve possedere, più che titoli professionali magniloquenti o formazione teorica solida, un’apertura mentale e un’elasticità che lo rendono capace di sintonizzarsi sulle esigenze e le aspettative delle persone con cui entra in rapporto. Il colloquio di lavoro è l’occasione in cui queste caratteristiche devono emergere in modo inequivocabile. Lo dimostra una selezione condotta da Cristiano Elli, responsabile selezione di Acquatek. La ricerca che presentiamo in questo numero del mensile riguarda agenti di vendita per la sede di Pavia.
CANDIDATO A
Mauro, nato nel 1973, risiede in provincia di Salerno. Ha colpito subito i
selezionatori il fatto che dal 1994 non ha mai cambiato settore di lavoro:
partito come venditore nel ramo immobiliare, dopo alcuni anni è diventato lui
stesso titolare di un’agenzia. In sede di colloquio ha spiegato in modo molto
chiaro i motivi che lo hanno spinto a cambiare del tutto lavoro e anche luogo di
residenza. Molto apprezzato è stato anche il fatto che abbia acconsentito di
buon grado a spostarsi fino a Pavia per svolgere il colloquio: un particolare
che ha evidenziato grande determinazione e professionalità.
In generale il candidato si è rivelato esattamente in linea con il suo
curriculum, che ha redatto senza affidarsi ad uno schema preimpostato ma
personalizzandolo in base all’annuncio al quale andava a rispondere.
L’impressione si è rafforzata durante il primo incontro: il candidato non solo
era vestito molto accuratamente, ma si è dimostrato sin da subito estremamente
disponibile e aperto.
Nel corso della conversazione lui stesso ha posto domande molto precise ai suoi
interlocutori a proposito dell’azienda, i metodi di lavoro, le attività: tanta
precisione e interesse hanno colpito i selezionatori, che hanno percepito nel
candidato il bisogno di capire se l’azienda avrebbe potuto meritare la sua
fiducia: un timore molto comprensibile visto il cambiamento radicale di vita che
un’eventuale assunzione avrebbe comportato. L’impressione di affidabilità e
concretezza è stata rafforzata inoltre dal fatto che il candidato ha saputo
ascoltare con molta attenzione, senza porre domande inutili e senza interrompere
gli interlocutori.
Infine, nella prassi di selezione di Acquatek, ai candidati viene sottoposto al
termine del colloquio un questionario scritto. Una delle domande riguarda la
retribuzione annua desiderata. “Solitamente i candidati lasciano in bianco
questa voce perché si vergognano ad indicare delle cifre, a chiedere quello che
desiderano” racconta Cristiano Elli. “Il candidato A invece non solo ha indicato
molto precisamente la retribuzione annua desiderata, ma l’ha anche suddivisa
mensilmente e si è spinto addirittura ad ipotizzare un termine di tempo entro il
quale avrebbe potuto raggiungere quell’obiettivo economico, dimostrando di
essere in grado di porsi obiettivi in piena autonomia, caratteristica che è
propria di un imprenditore piuttosto che di un collaboratore”.
CANDIDATO B
Roberto abita in provincia di Milano ed è laureato in Scienze Politiche. Il
suo curriculum è compilato in modo standard, senza particolari diversi da quelli
consigliati solitamente per la redazione del c.v. In poche parole, non colpisce
per l’originalità e già questo è un particolare che non depone molto a favore di
chi si candida per un ruolo di venditore, in cui la creatività e l’apertura
mentale costituiscono quasi dei “ferri del mestiere”. Le informazioni contenute
nel curriculum inoltre sono troppo prolisse e in alcuni punti appaiono
contraddittorie e imprecise, facendo sorgere nei selezionatori il sospetto che
il curriculum sia stato redatto in formato standard senza valutare a quale
azienda sarebbe stato inviato. E ancora, non c’è nessuna selezione delle
informazioni in base ai requisiti richiesti dall’annuncio di ricerca. In breve,
il c.v. è troppo lungo e dettagliato ma tutta questa abbondanza di informazioni
non riesce a convincere del tutto i selezionatori che il candidato
effettivamente possiede le carte per poter essere il venditore che stanno
cercando.
In ogni caso anche il candidato B viene invitato al colloquio, quindi al secondo
step dell’iter di selezione. A differenza del candidato A, fissare il colloquio
non è immediatamente facile: il candidato disdice l’appuntamento un paio di
volte ma alla fine l’incontro ha luogo. E si tratta di una scelta felice, perché
in sede di colloquio le impressioni suscitate dal c.v vengono contraddette: il
candidato risponde in modo conciso e sintetico, molto appropriato al tono della
domanda, con voce calma e tranquilla ma decisa. Un particolare molto importante,
quello della tonalità della voce, per chi dovrà lavorare con i clienti sia
tramite telefono che di persona. Il candidato inoltre non sembra si lasci
intimidire dalle domande – volutamente dure – del responsabile della selezione,
ma reagisce con pacata serietà fornendo risposte brevi e appropriate.
L’impressione è molto buona. Il candidato viene invitato a partecipare al corso
di formazione interno, che per l’azienda rappresenta ormai da tempo un ulteriore
momento di selezione. Il corso infatti serve anche a valutare più
approfonditamente le persone a partire da come vestono, come interagiscono con
gli altri, quanto sono puntuali nella frequenza delle lezioni, quanto sono
attive nella partecipazione agli incontri in aula.
LA SCELTA
Entrambi i candidati hanno saputo lasciare un’impressione decisamente
positiva nei selezionatori, a partire da elementi estremamente “piccoli” ma
altrettanto estremamente importanti perché ritenuti rivelatori di un approccio
al lavoro più generale: la puntualità, l’abbigliamento, la tonalità della voce,
il saper ascoltare e porre domande pertinenti e utili.
La scelta però è caduta sul candidato A in forza della sua grande originalità di
approccio, che ha rivelato ai suoi interlocutori un carattere deciso e autonomo,
determinato a conseguire risultati prima per se stesso e per la sua vita ma
anche per l’azienda, e arricchito da un’apertura di vedute che gli permette di
affrontare le questioni inerenti al lavoro in modo assolutamente personale e non
standardizzato.
“E’ sicuramente uno dei migliori candidati che abbia incontrato negli ultimi
cinque anni – commenta Cristiano Elli – e nonostante la selezione fosse
finalizzata all’inserimento presso la nostra sede di Pavia, ho proposto il
candidato per la sede di Milano. Sono certo che in pochi anni sarà pronto per
ruoli dirigenziali e non disattenderà le aspettative che abbiamo iniziato a
nutrire su di lui”.
DIECI REGOLE D’ORO PER UN COLLOQUIO EFFICACE
A cura di Cristiano Elli, responsabile selezione di Acquatek
1) Attivo! Chi dà riceve molto.
2) Cerca di chiarire cosa vuoi davvero.
3) Parla in base alla tua esperienza.
4) Prendi le tue considerazioni sul serio, come il tuo pensiero.
5) Descrivi le tue impressioni e chiedi quelle altrui.
6) Ascolta attentamente e non interrompere se non è il caso.
7) Parla in prima persona.
8) Sii onesto e aperto.
9) Evita discorsi laterali o non attinenti.
10) Sii sempre puntuale.
Data: 16-11-2009


