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Porte aperte agli apprendisti nel commercio

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Il contratto collettivo del Commercio ha regolato fin dall'inizio l'apprendistato professionalizzante, che rappresenta l'evoluzione del "vecchio" apprendistato. La legge sulla formazione degli apprendisti Ŕ giÓ operativa proprio grazie ai contratti collettivi

Le norme della "Riforma Biagi" sono operative nell'intero territorio nazionale, anche dove l'inerzia delle Regioni ha causato uno spiacevole "stop". Infatti, a seguito del c.d. "pacchetto competitività" la disciplina dell'apprendistato - in attesa delle leggi regionali - è stata rimessa alla contrattazione collettiva. Ne consegue che il contratto collettivo del Commercio produce già da alcuni mesi i suoi positivi effetti.

 

La premessa

Perché stiamo parlando di "apprendistato professionalizzante" e non semplicemente, di apprendistato?
Perché la "Riforma Biagi", pur conservando il concetto-base della previgente normativa, secondo cui l'apprendistato è uno speciale rapporto di lavoro che obbliga il datore ad insegnare all'apprendista la propria arte o il proprio mestiere fino a che quest'ultimo non abbia raggiunto le capacità tecniche proprie del lavoratore qualificato, ha individuato tre nuove tipologie:
1) contratto di apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione;
2) contratto di apprendistato professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico-professionale;
3) contratto di apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione.
Resta confermato il principio (valido per ciascuna delle forme contrattuali sopra indicate) secondo cui, per compensare il datore di lavoro del tempo e delle energie impiegate nell'insegnamento teorico-pratico, quest'ultimo ha diritto a sgravi contributivi a favore di chi assume uno o più apprendisti.
I benefici, tuttavia, saranno riconosciuti solo dopo aver accertato l'avvenuta formazione dell'apprendista.
In questa sede ci occupiamo della seconda tipologia che rappresenta un'evoluzione della "vecchia" forma di apprendistato, definita dalla Legge 25/55.

 

Come funziona l'apprendistato professionalizzante?

Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato professionalizzante le persone di età compresa tra i diciotto e i ventinove anni. Lo scopo del contratto è il conseguimento di una qualifica attraverso la formazione sul lavoro e l'acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali.
Inoltre per i soggetti in possesso di una qualifica professionale conseguita ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, il contratto di apprendistato professionalizzante può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età.
L'art. 49 del D.Lgs. 276/2003 prevede poi che i contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul territorio nazionale o regionale stabiliscano, in ragione del tipo di qualificazione da conseguire, la durata del contratto di apprendistato professionalizzante che, in ogni caso, non può comunque essere inferiore a due anni e superiore a sei.
La regolamentazione dell'apprendistato professionalizzante è rimessa alle Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano, d'intesa con le associazioni dei datori e prestatori di lavoro più rappresentative sul piano regionale.
Per ovviare alla lentezza con cui si muovono le Regioni il legislatore ha concesso a sindacati e associazioni imprenditoriali di "partire subito" con la contrattazione collettiva.

 

Cosa prevede il contratto del Commercio?

Nel settore del terziario ha una grande importanza l'"ente bilaterale", costituito paritariamente da sindacati e associazioni imprenditoriali. Nell'ambito dell'ente è stata costituita per ogni provincia una specifica commissione, che ha il compito di rilasciare i "pareri di conformità".
Pertanto il datore di lavoro che intenda assumere un apprendista deve innanzi tutto chiedere il "visto" all'ente bilaterale competente per territorio.
Prima di presentare la domanda (contenente il piano formativo), l'imprenditore commerciale dovrà verificare i limiti numerici previsti dal contratto collettivo. Gli apprendisti, infatti, non possono superare il numero dei dipendenti qualificati o specializzati. In mancanza di questi ultimi il datore di lavoro può assumere fino a tre apprendisti.
Ovviamente dovrà essere verificata l'età (che non può superare 29 anni e 364 giorni) e si dovrà fare attenzione alla mansioni, consultando l'art. 18 del contratto collettivo. Il contratto di apprendistato ha infatti lo scopo di fare apprendere al giovane lavoratore un'arte o un mestiere e pertanto non è rivolto a tutte le categorie.
Per fare un esempio, non è possibile assumere apprendisti per lo svolgimento di lavori di archivio e di protocollo.
La durata massima del contratto di apprendistato non potrà superare i quattro anni ed infine si dovrà controllare quanti "vecchi" apprendisti sono stati mantenuti in servizio. Sotto il 70% (conteggiato sui contratti di apprendistato venuti a scadere nei 24 mesi che precedono la nuova assunzione) scatta infatti il "blocco".
In buona sostanza, anche se al termine del periodo previsto dal contratto non vi è obbligo di assumere l'ex-apprendista come lavoratore qualificato, ma viene premiato chi trattiene al lavoro i suoi "ex-alunni". Ciò al fine di incrementare l'occupazione e di premiare i bravi maestri.
Non si calcolano gli apprendisti dimessi, licenziati per "giusta causa" o nel periodo di prova, nonché quelli che, dopo aver terminato il periodo di apprendistato, abbiano rifiutato di rimanere a lavorare nell'impresa che li ha "allevati".
Fa inoltre eccezione il caso dell'unico apprendista il cui contratto sia scaduto negli ultimi due anni. Se anche non è rimasto in servizio per volontà del datore di lavoro, il precedente (per la sua unicità) non impedisce l'assunzione di altri apprendisti.


Data: 17-02-2009


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